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quando sono arrivata ad abitare in questo piccolo borgo dimenticato da dio e dagli uomini, c'erano solo anziani, poi altre tre coppie giovani sono arrivate.
Sono un po' di sere che quattro i bambini giocano nella stradina con le biciclette, entrano ed escono dai giardini, si devertono mentre io le mamme e qualche altra vicina più anziana chiaccheriamo del più e del meno con qualche battuta...calda...
mi piace questa realtà in odore di tempi passati, quando io ero tra i bambini e mi divertivo con la bicicletta a correre su e giù per la stradina vicino casa.
è vero, le vicine non sono il mio ideale perfetto, ma non importa, credo che l'adattarsi sia fondamentale e indispensabile per un quieto vivere.
d'altronde mia cara, ti commuovi per il più stupido film d'amore, piangi con i cartoni animati, pensavi forse che un gruppo di bambinetti che si divertono non ti crepasse il cuore?
ora che ho il gazebo
quasi quasi mi sposo
Certe cose le pensi,
le dici, ma non riesci a farti capire, non è così che volevi dirle, poi leggi in giro e trovi chi le dice per te
http://divara.splinder.com/post/20721735#comment
e allora...
e allora vorresti chiudere il blog.
(che ci fai in mezzo a 'sta gente Silvia! che ci fai)
Ho un’amica ha di piede porta il 34.
Il 34…
Io non ho neanche memoria di quando portavo il 34.
Ricordo che in seconda elementare, uscii di casa con le mi scarpette da bambina di seconda elementare e nascoste nella cartella c’erano le scarpe di mia sorella con la zeppa, girato l’angolo di casa me le infilai. Erano il 36.
A 13 anni , riuscii a comprarmi con i risparmini un paio di asics per giocare a pallavolo, numero 40. Fortunatamente la podo-crescita si è arrestata nel 1983, penso sempre che i miei piedi siano molto più vecchi di me.
Anche il mio naso, non è proprio un nasino ed era già grande quando ero piccola. Sempre alle medie i miei compagni mi perculavano dicendo “arriva la Silvia! anzi no, arrivano prima i piedi poi il naso poi arriva la Silvia ah ah ah” in effetti non potevo dargli torto…
Anche le mie mani sono grandi.
Io ogni tanto ci penso alle mie appendici terminali. E penso che con questi presupposti, se fossi stata un uomo, quel complesso lì…quello che passa per la testa di tutti gli uomini, non lo avrei avuto.
Aggiornamento:
ho corretto un po' di cose 'sto post era scritto con i piedi.
Io ADORO quest'uomo, sarà che subisco il fascino dei capelli brizzolati, sarà che fuma come un turco, sarà il suo geniale modo di scrivere, sarà che è un amico ed io, agli amici, voglio anche un gran bene.
http://trentamarlboro.splinder.com/post/20598564#20598564
...che sarà, che sarà, che saraaaa...
L’altro giorno mettendo apposto vecchie carte mi sono imbattuta in un tema o prova del periodo delle superiori. Riguardava un libro che avevo letto: Madame Bovary.
Il tema non è male e mi stupisco di quante cose abbia dimenticato. Inizia con un quadro generale del realismo francese la visione negativa della borghesia, la capacità di Flaubert di rendere interessante anche una storia che non aveva nulla di interessante ecc. ecc, ma io mi soffermo a pensare sulla descrizione che avevo dato del personaggio protagonista Emma Bovary. La sua superficialità, la poca intelligenza, l’ impersonificarsi nelle eroine di qualche romanzetto di basso livello e ancora il suo romanticismo esasperato, la mancanza di morale, il male del desiderio, insomma le cose che tutti abbiamo studiato. Sicuramente mi rifacevo alla critica canonica studiata in qualche antologia. Presi anche un bel voto 7 e mezzo, malgrado qualche errore di ortografia che tutt’ora mi perseguita, accenti e apostrofi. Tuttavia ancora non mi spiego come mai io sia in possesso di uno scritto con il voto. Vabbé, non importa non è questa la conclusione che ne ho tratto.
Ebbene sì, a me Madame Bovary in verità era simpatica e mi faceva anche tenerezza, diciamolo dai, quanto noioso era il marito Charles, povera crista.
Mi chiedo se sia meglio restare chiusi fuori di casa, oppure restare chiusi in casa perchè qualcuno ti ha chiuso dentro e si è portato via tutte le copie delle chiavi. Fortuna che abito al piano terra e dunque io bimbo e cane abbiamo traslocato dalla finestra.
Non che sia la prima volta per carità ma, le mie mattinate ultimamente sono sempre movimentate e condite di qualche "simpatico" imprevisto. Quei generi di imprevisti che ti svegliano anche se non vuoi e ti fanno tirare giù qualche santo, così, di prima mattina e diciamolo, non è proprio il modo migliore di iniziare, a me per esempio, piacerebbe anche svegliarmi cantando.
Buona giornata a VOI.
...vedrai, vedraaaii che un giorno cambierà forse non sarà domani...
Decidere di fare una vacanza lampo a Roma con un bambino di quattro anni, può rivelarsi molto impegnativo.
Improvvisare di andare nella bellissima Trastevere che, tra l'altro non avevo mai visto, per rendersi conto che della movida dell'aperitivo a tuo figlio "non gliene può fregà de meno" e te lo dimostra nella maniera più limpida, abbassandosi i pantaloni nel bel mezzo della piazzetta pisciando innocentemnete sulle scarpe di qualche pischello.
L'indomani, cielo a pecorelle pioggia a catinelle. Impavidi, ma più che altro disperati, decidiamo di uscire ed appellarsi a San Pietro, che forse dato l'evento della nostra presenza al suo cospetto in qualche modo decida di commuoversi e far cessare la pioggia. Eppure tutto ciò non ci sembrava sufficiente, visti i curricula, e continuamo nella nostra pinitenziagiete con un giro sui pulman di Roma Cristiana (ebbene sì Roma Cristinana, non è facile credetemi ammettere certe verità) e con questo ultimo atto, finalmente la divina provvidenza ci ha ascoltato. Come per miracolo la pioggia cessa giusto, giusto quando finiamo il giro di Roma Cristiana ed imbocchiamo via della Conciliazione con il sole che ci abbaglia poco prima di accasciarsi dietro er cuppolone.
Mentre scendevo dal Pulman congelata mi sono sentita come Augusta e ho guardato il mio Remo imbachettato come uno stoccafisso. Solo che loro andavano alla biennale, noi invece in pellegrinaggio.

ci ha illuso, no so lei, ma io tornerò bisogna. Il fatto è che io sarei fondalmentalmente una tossica e facebook mi ha reso dipendente ma anche nulla, in questi ultimi giorni sono tornata a leggere i miei punti fermi di splinder e sono troppo belli per abbandonarli.
Ci sentiamo.
La boschetta è la frazione di una frazione di un minuscolo comune del trevisano, il vero e famoso fazzoletto di terra. Sorto nel retro di una villa veneta, una di quelle belle ville che si vedono lungo il terraglio , ma anche pontebbana. podere di qualche nobile veneziano che decise di investire nella terra visto che ormai il commercio non regalava più i fasti di un tempo, con una maniacale passione per il giardinaggio, pare che la sua villa e il suo giardino conservino piante rarissime e centenarie, da cui il nome di boschetta. Ecco qui abito io.
Degli splendori della serenissima è rimasta solo la facciata, il retrobottega si sa, solitamente è un casino. Il mio giardino confina con la linea ferroviaria Udine Venezia, ogni mattina quando esco per andare a lavoro io e i pendolari ci salutiamo sorridenti, siamo come una grande famiglia e se il treno è in ritardo lo aspetto sulla soglia di casa mentre la macchina si scongela. Aacirca un chilometro si è materializzato il passante, infrastruttura più che nota di cui non parlerò, esiste infatti in questa poco amena località un essere molto più interessante. La ronda .
La ronda pare sia una donna, io dalle sue forme ho qualche dubbio, credo in verità che si tratti di qualche latitante mafioso, che esasperato si traveste in malo modo con tanto di bigodini e retina rosa fucsia ed esce dal suo bunker a prendere un po' d'aria. Sono talmente tanti anni che è qua che il Comitato di quartiere la considera pura specie autoctona, non potrebbe mai riconoscerlo come latitante travestisto per di più e soprattutto anche di fronte all'evidenza, lo difenderà sempre. Sarebbe uno smacco per la comunità della ridente frazione di frazione.
La ronda faceva la ronda, prima che il termine venisse coniato.
La ronda era ronda prima ancora che esistesse la lega.
La ronda è nata ronda.
Cosa fa la ronda:
se ne va in giro impettita, con sguardo di sfida lungo le uniche due strade, via Boschetta e vicolo boschetta. Da brava massaia d'altri tri tempi fa ordine e chiude i contenitori della raccolta differenziata lasciati aperti dagli operatori giust'appunto per far capire che sono passati, così tu non li ritiri mai perchè pensi che non siano mai passati. Toglie le foglie delle siepi che fuoriescono dalle reti. Raccoglie qualche carta dalla strada la mette in tasca e la butta diligentemente nel cestino di fronte al bar. Quando, nella sua passeggiata di ricognizione la sorpassi in macchina si ferma, scruta minacciosa chi sei e ti segue fino a casa. Richiama la tua attenzione con un "HEI" per dirti che c'è posta da ritirare, abbozza un sorriso malefico al bambino e spaventa con un "frust", arcaica metodologia austriaca di educazione animale, il cane.
Non mi crederete, ma non è una pazza, ho troppo rispetto per i pazzi per parlarne male, io spero tanto di riuscire a fargli una foto mentre chiude i cassonnetti o toglie le foglie per postarla.
Sono stufa di sentire certi discorsi, le teorie del complotto mi danno i nervi, e l'omicidio Kennedy e l'undici settembre e le scie chimiche. Tenetevele le vostre manie di persecuzione, basta non voglio neanche più discuterne parlate, parlate pure, tanto io non vi ascolto.
solo ora che il Partyloma è stata la scusa per aprire il mio blog. Leggevo il suo blog silenziosamente da almeno un anno, poi decisi di inserirmi e l'unico modo, date le distanze, era aprire un blog. Da lì poi è stata una cascata di conoscenze, belle conoscenze. Il compleanno del Loma è dunque anche il mio compleanno virtuale di donna nella rete, per quanto posso con le mie paturnie e le mie insicurezze.
Ora è arrivato facebook, molto più caotico ma diventa inevitabile per chi non ha pretese di scrittura, buttarsi di là e farsi coivolgere trascurando ed un po' alla volta abbandonando il primo amore.
Per i pochi che mi leggono, amici lontani discreti avventori, dico questo, ci sono ancora e sono di là mi chiamo con il mio nome Silvia Basso, ce ne sono ben 35 di silvia basso, dunque aguzzate la vista e trovatemi se ne avete voglia.
ma qua ci verrò ancora, solo più raramente.
Vi ho mai detto che sono pigra?
Bene ora lo sapete.
Volete vedere un po' di foto del Paryloma? si?
ecco allora vi rimado direttamente qui che lora hanno già fatto tutto bene.
![n1520948830_171366_7484[2]](http://files.splinder.com/5931d448282c2f677a9566e7f75bb632.jpg)
Metto solo questa, perchè voglio che la gente sappia che frequento locali di un certo livello, non vado mica in miseri bacari , no, no esco poco, ma quando esco vado all'Harry's Bar, soprattutto se pagano gli altri.
La prossima volta però mio caro Cipriani il bellini te lo bevi te, io prendo un ombra di rosso. Grazie.
Quando siete venuti a prendermi eravate già in sei.
Ok la macchina era grande, un opel record station wagon, ma da cinque e voi eravate in sei. Tu alla guida come al solito, Spina secondo navigatore, la Ale Vito il Bloller dietro e il Johnny pacificamente lungo e disteso sul vano bagagli. E io? l'ultima aggregata la più giovane, dove mi sarei dovuta mettere? nel vano bagagli, mi pare giusto.
Tanto clandestini già lo eravate uno più uno meno. Che poi il problema non era tanto il viaggio in sette in un auto da cinque, quanto avere il permesso da mia madre: "Se esci da quella porta non entri più" . Queste erano state le sue ultime parole e io sono uscita.
Vuoi che mi perda un calvario del genere?
Li chiamavamo calvari.
Si stava fuori di casa almeno due giorni, anche solo per stare in macchina, ascoltare musica, fumare, cazzeggiare alla grande come solo i ventenni sanno cazzeggiare.
Li chiamavamo calvari perché erano dei veri e propri calvari, pochi soldi, poco cibo si dormiva al freddo dentro la macchina, se eravamo organizzati avevamo una tenda e i sacchi a pelo, la benzina non mancava, il buono dell'Enichem di qualche genitore in pensione lo si recuperava sempre.
Il giorno dopo, eravamo degli zombi. Stanchi, affamati, infreddoliti, ma c'era la musica, la voglia di stare insieme e si andava avanti.
Quella volta mi sono fatta tutto il viaggio sul bagagliaio della Station, nascosta dai sacchi a pelo e se ci fermavano avremmo dovuto stare immobili. Cristo che incoscienti. Quando sono scesa mi sembrava di sbarcare da una giornata di pesca in alto mare da tanto mi girava la testa ed avevo lo stomaco in gola, ma avevo 18 anni e tutto si metabolizza.
Finché in serata siamo entrati in quel bar. Il classico bar marron, quelli con le perline marroncine e appiccicose, i tavoli in formica simil-legno le pareti e le tende giallastre e il gestore giallastro pure lui. Un bar marron. Ogni città che si rispetti ha il suo bar marron.
Entriamo in bagno ed il pavimento è umido e scivoloso.
Come ci sia venuta l’idea di improvvisarci pattinatori non lo ricordo, ma ricordo che cominciammo a scivolare sul pavimento improvvisando improbabili figure caricaturesche di pattinaggio, fino a quando non entra lei;
l'anziana padrona giallastra del bar marron; con la sua "traversa" umidiccia ed esclama stupefatta guardando il pavimento rigato dai nostri pattini immaginari: "oh madonna cossa xe successo?"
Nell'attimo statico di imbarazzo tu candidamente rispondevi:
-“Non lo so Signora in effetti ci siamo stupiti anche noi”.
Uscimmo dal bar trattenendo le risate e le lacrime per finire la nottata in sette in una tenda da quattro, la chitarra di qualcuno le canzoni attorno al fuoco.
L’indomani quando tornai a casa ed aprii la porta silenziosamente con l’intenzione di sgattaiolare e chiudermi in camera, feci a tempo a vedere l’ombra di mia madre prendere forma sulla parete aveva qualcosa in mano. Sentii una botta sorda sulla schiena, mentre tentavo di ripararmi la testa. Credo fosse un battipanni di vimini.
Ci sono rimasti solo i ricordi Stefano e nel 1993 sono finiti anche quelli.
Ma quel “Ci siamo stupiti anche noi” lo uso ancora sai e rido, rido sempre.

